DAL CONGO: Fr. Adolfo, lettera di gennaio
La mattina del 31 dicembre ha sempre qualcosa di magico, e i ragazzi lo sentono e lo vivono a modo loro. Dopo le attività solite del mattino, tutti insieme sotto la paillotte per vedere il programma della giornata. La mattinata é dedicata al silenzio e alla riflessione. Ciascuno dovrà scrivere o disegnare due cose: cosa di buono ho scoperto in me in quest’anno trascorso e che vorrei portare con me nel nuovo, e cosa di cattivo ancora abita in me e che vorrei tanto abbandonare all’anno vecchio che se ne va.
Tempo ce n’é: 2 ore e mezza di silenzio personale, ciascuno ha un posto assegnato. Non é facile fare silenzio, soprattutto dentro di sé, ma i ragazzi se la cavano piuttosto bene. A mezzogiorno un piatto di riso e poi tutti a riposare: la sera si annuncia piena.
Alle 16 celebriamo la santa Messa nella paillotte insieme alle suore di sant’Antonio, nostre compagne oramai, visto che con loro condividiamo diversi momenti importanti della nostra vita e della loro. L’omelia ricorda il tema della pace, come dono da ricercare nel proprio cuore prima di poterlo donare agli altri. Posso mai dare qualcosa che non ho? Certo che no, ma é vero anche che di altre cose dispongo… ho altre cose eppure non voglio darle. Di che cosa si tratta? Lasciamo alla preghiera della sera la risposta.
Terminata la Messa finiamo i preparativi per il “cenone”: non é esagerato ma ce n’é abbastanza per saziarsi. E’ bello vedere i ragazzi ad uno ad uno fieri dell’incarico che ciascuno é chiamato a portare avanti per rendere la festa degna di questo nome. Anche C., l’ultimo arrivato, con ancora i segni delle bruciature e delle ferite che sua nonna (é orfano totale) gli infliggeva perché lo accusava di stregoneria…i segni spariranno dal corpo, ma chissà quanto ci vorrà per farli sparire dal cuore…e H., ridotto a “ecce homo” dalla polizia solo perché considerato un potenziale ladro…ed ora eccoli li, come se niente fosse, come se fossero in casa da sempre, come se dalla riuscita di questa festa dovrà giudicarsi il loro avvenire…
Alla 21 tutti insieme intorno al grande fuoco, sotto un cielo bellissimo pieno di suggestioni e di stelle: la preghiera cominicia. Un canto di Natale, silenzio, la lettura di un salmo per rendere grazie a Dio e poi ancora silenzio.
A un certo punto quattro ragazzi si staccano dal gruppo e prendono posto di fronte agli altri, vicino al fuoco. Uno di loro legge lentamente la pagina del Vangelo di Marco 10, 17-22 e gli altri si muovono come attori muti di un vecchio film a mimare quello che viene letto. Poi, tutti restiamo in silenzio. Il pericolo delle ricchezze: si sarebbe tentati di dire che qui non c’é quel pericolo, ma in realtà, tutti abbiamo qualche ricchezza. Cosa ne ho fatto durante quest’anno che sta per terminare? Cosa ho fatto del mio tempo, della mia forza, della mia intelligenza, della mia stessa vita…? li ho usati come dei beni esclusivi per me, oppure sono stato capace di condividerli…? e il silenzio torna sul piccolo gruppo intorno al grande fuoco. Già, non c’é povero talmente povero da non avere nulla da dare… e del resto, forse che le misere ricchezze che possiamo rastrellare in queste manciate di vita terrena, possono mai essere considerato di valore maggiore di quelle che il Signore stesso ci ha dato gratuitamente? Forse una casa vale più della bellezza di un volto sorridente? Forse un’automobile vale più dell’intelligenza? Forse un conto in banca vale più della vita?
Poi, il lettore, conclude leggendo il versetto 23: quanto difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. E il silenzio diventa più pesante per me, come credo per chiunque si lascia interrogare da quella parola. Il mio tempo…, la mia forza…, la mia intelligenza…, la mia vita…, quanto tempo ancora guardero’ a tutto cio’ dicendo ancora quell’aggettivo possessivo: “mio”? E’ infine forse questo il modo per cercare quella pace nel cuore di cui parlavamo nel pomeriggio? Forse non trovo la pace nel mio cuore perché all’interno c’é tanta altra roba sul piedistallo del mio “mio”…
Lasciamo per un po’ che il silenzio si prenda cura di quelle domande e poi tutti insieme ci mettiamo in piedi e preghiamo: “Padre Nostro…”. Poi un canto alla Vergine madre di Dio, regina della pace ci riaccompagna nella paillotte attrezzata per il seguito della festa: c’é da bere (succhi per i piccoli e vino di palma per i più grandi) e c’é la musica, e la festa continua epoi, verso mezzanotte, giù nel fiume a sentire quell’acqua che mi rinnova, mi lava e mi dà l’augurio di una vita nuova in questo nuovo anno che già comincia.
Il giorno dopo affrontiamo il quotidiano che é sempre uguale: bisogni, richieste, povertà: Dio mio quanta povertà. Una madre e una figlia hanno bussato alle porte dei frati. La figlia, A. é una giovane sui 25 anni, ha messo al mondo e poi é tornata sotto i ferri per essere operata: un carcinoma che ha chiesto l’asportazione di un seno: problema drammaticamente comune anche da noi, ma qui… il seguito della cura chiede chemioterapia, radioterapia, ma dove farle? I medici dell’ospedale centrale di qui le hanno consigliato di andare in Camerun, non perché laggiù i dottori lavorino meglio, ma semplicemente perché la cura costa di meno… eppure quel meno é sempre troppo per chi é nato qui. Viaggio e operazione costa qualcosa come 2500 euro: dove trovarli?
Il caso non é il solo, quanti altri simili e non solo qui… ma questa donna é qui ora. Chiede a noi. Ed é in contatto con i frati (il parroco della nostra parrocchia) da diverso tempo. Non possiamo aspettare, forse la vita vale più del denaro (come dicevamo ieri sera)?
Avevamo qualcosa nel fondo cassa e li abbiamo dati. Poi chiederemo in giro: se qualcuno vorrà aiutarci a recuperare quei soldi, bene. So che non é bene utilizzare i soldi come un bene privato, e forse non avrei dovuto farlo… chiedo scusa per questo a tutti coloro che ci hanno mandato un sostegno, fiduciosi che li avremmo inpiegati per le esigenze del centro… ma non sarei stato fiducioso io nella Provvidenza di Dio né tantomeno suo profeta se ancora una volta avessi pensato in termini contrari a quel Vangelo che sempre viene a destabilizzarci. Vi chiedo scusa ancora di questo e vi auguro buon anno. Ad ogni modo l’appello é lanciato e chiunque vorrà aiutarci ad aiutare potrà farlo. Grazie e buon anno a tutti.


