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	<title>Fratiminori del Salento &#187; Comunità</title>
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		<title>(Video)Auguri  di Natale del nostro Ministro Generale Fr. Jose Carballo</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 08:27:58 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ofm.org/ofm/?p=1564&amp;lang=it"><img class="size-full wp-image-1569 aligncenter" title="2011christmaslettersm" src="http://www.fratiminorilecce.org/wp-content/uploads/2011/12/2011christmaslettersm1.jpg" alt="" width="95" height="71" /></a></p>
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		<title>Vento Leggero, pubblicazione della casa di postulato di Castellaneta</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 07:35:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vento leggero ottobre]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youblisher.com/p/190035-Vento-leggero-ottobre/" target="_blank">Vento leggero ottobre</a></p>
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		<title>San Francesco: lettera del Ministro Generale e del Definitorio</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 07:33:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A tutti i frati minori laici e chierici Il Signore vi dia la pace! Nella nostra lettera per la Festa di san Francesco dell’anno scorso, abbiamo riflettuto sulla vocazione del frate minore presbitero, in occasione dell’Anno sacerdotale proclamato da Papa Benedetto XVI. Quest’anno vogliamo offrire qualche riflessione attorno alla vocazione del frate minore laico. La Regola dei frati minori, che noi professiamo, dichiara esplicitamente che il nostro Ordine è una Fraternità e che tutti noi, secondo la volontà di san  Francesco, dobbiamo chiamarci frati minori. Nella stessa Regola appare chiaramente che la nostra Fraternità è composta da chierici e laici. Con questa lettera vogliamo iniziare un dialogo sul significato di questa terminologia nell’Ordine oggi. Cosa significa oggi essere frate minore con la specificazione di laico? Siamo tutti fratelli e minori Per la nostra appartenenza alla vita religiosa in generale e alla vita francescana in particolare, noi tutti rispondiamo ad una chiamata del Signore a seguirlo in una maniera particolare nella Chiesa, secondo la forma trasmessaci da san Francesco. All’interno di questa vocazione comune, che ci rende tutti fratelli e minori, il frate minore laico vive la propria condizione come una risposta alla vocazione che ha ricevuto dal Signore di essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A tutti i frati minori laici e chierici</strong><br />
Il Signore vi dia la pace!<br />
Nella nostra lettera per la Festa di san Francesco dell’anno scorso, abbiamo riflettuto sulla vocazione del frate minore presbitero, in occasione dell’Anno sacerdotale proclamato da Papa Benedetto XVI.<br />
Quest’anno vogliamo offrire qualche riflessione attorno alla vocazione del frate minore laico.<br />
La Regola dei frati minori, che noi professiamo, dichiara esplicitamente che il nostro Ordine è una Fraternità e che tutti noi, secondo la volontà di san  Francesco, dobbiamo chiamarci frati minori. Nella<br />
stessa Regola appare chiaramente che la nostra Fraternità è composta da chierici e laici. Con questa lettera vogliamo iniziare un dialogo sul significato di questa terminologia nell’Ordine oggi.<br />
Cosa significa oggi essere frate minore con la specificazione di laico?<br />
Siamo tutti fratelli e minori Per la nostra appartenenza alla vita religiosa in generale e alla vita francescana in particolare, noi tutti rispondiamo ad una chiamata del Signore a seguirlo in una maniera particolare nella Chiesa,<br />
secondo la forma trasmessaci da san Francesco.<br />
All’interno di questa vocazione comune, che ci rende tutti fratelli e minori, il frate minore laico vive la propria condizione come una risposta alla vocazione che ha ricevuto dal Signore di essere “memoria vivente” del Vangelo per partecipare alla<br />
missione “profetica” della Chiesa. Egli non partecipa al ministero presbiterale (chierico) e non assume la piena secolarità come i christifideles laici, ma vive la conformazione speciale a Cristo ed esercita i diversi ministeri ecclesiali<br />
per il Regno di Dio, come consacrato e frate minore.<br />
San Francesco stesso non è divenuto presbitero, anche se si riconosce che era diacono.<br />
Dopo l’incontro con il Crocifisso di San Damiano e in seguito all’ascolto alla Porziuncola del Vangelo dell’invio in missione dei discepoli, Francesco ebbe la rivelazione che la sua vita doveva essere quella del discepolo e testimone del Signore. Quando poi<br />
ricevette i primi fratelli, il Signore stesso gli rivelò che doveva vivere secondo la «forma del santo Vangelo» (Test 14), che ha proposto a tutti noi.<br />
Il nome di frati minori che egli ha dato al suo gruppo mostra che l’essenziale si trova nel vivere la sequela di Cristo, in fraternità e minorità, sia laici che chierici. Il carisma ricevuto per vivere il Vangelo, in una maniera nuova per riparare la Chiesa, è la<br />
nostra nuova specifica identità che ci fa prima di tutto frati minori.</p>
<p><strong>Evoluzione storica</strong><br />
Ci rendiamo conto, tuttavia, che l’Ordine ha vissuto ben presto un’evoluzione interna, e che per secoli i frati sono stati in maggioranza chierici. Dal tempo delle Costituzioni di Narbona, infatti, l’entrata nell’Ordine dei frati laici era basata sulle necessità<br />
dei lavori domestici o sull’esempio d’umiltà offerto da una persona famosa che voleva farsi frate minore laico. Lungo i secoli abbiamo avuto esempi di frati laici davvero esemplari per santità, umiltà, esempio di lavoro e di preghiera, dedizione e<br />
impegno nelle missioni. A questi e a tutti i frati laici vogliamo esprimere la riconoscenza dell’Ordine e l’apprezzamento del Definitorio generale. Purtroppo, dobbiamo anche ammettere che non pochi frati laici hanno sofferto nel passato a causa di atteggiamenti<br />
ed atti legislativi a loro sfavorevoli, come il divieto di imparare a leggere e a scrivere o a partecipare ai Capitoli dell’Ordine.</p>
<p><strong>La situazione attuale</strong><br />
Negli ultimi anni abbiamo visto un certo miglioramento nella condizione dei frati laici nell’Ordine, con meno discriminazioni, una migliore formazione, una maggiore uguaglianza (frati laici guardiani, formatori, professori…) e con la loro<br />
TUTTI SIANO CHIAMATI FRATI MINORI<br />
presenza come delegati delle Conferenze ai Capitoli generali. Anche se il Capitolo generale del 2009, che ancora una volta valorizza il dono della vocazione religiosa laicale, come pure noi lo valorizziamo, ha riconosciuto che «in alcune regioni dell’Ordine […]<br />
si vivono ancora situazioni di discriminazione per quanto riguarda le opportunità di formazione che, per la nostra legislazione, devono essere le stesse per tutti e che il modo di esercitare i nostri ministeri non sempre favorisce la partecipazione attiva dei frati<br />
laici nella missione evangelizzatrice» (PdV 26).<br />
Con il rinnovamento delle Costituzioni generali dell’Ordine dopo il Concilio Vaticano II ci era sembrato che l’enfasi sull’uguaglianza di tutti i frati minori, chierici e laici, avrebbe dato nuovo impulso alla vocazione del frate minore laico. Costatiamo,<br />
invece, che accade il contrario. Il numero totale dei frati laici nell’Ordine nel 2010 è di 2.077, nel 1968 era di 4.829. La percentuale dei frati laici fra tutti i frati nell’Ordine è sceso dal 22,5% del 1968 al 16,6% del 2010, mentre è aumentata la percentuale dei frati<br />
chierici dal 77,5% al 83,4% nello stesso periodo.<br />
Nonostante il costante richiamo dell’importanza dei frati laici nei documenti dell’Ordine negli ultimi 40 anni, le statistiche ci indicano una realtà preoccupante, sia riguardo alle nuove vocazioni e sia riguardo ai molti frati laici che chiedono di uscire dall’Ordine o si orientano al ministero presbiterale.<br />
Tenendo conto dell’attuale tendenza nell’Ordine, non ci sono segni di cambiamento dopo quattro decenni: avremo dunque in futuro un Ordine completamente composto di frati chierici? Un tale cambiamento che cosa potrebbe significare per la nostra identità, non soltanto all’interno dell’Ordine, ma nella Chiesa e nella società? Vogliamo questo futuro? Se non lo vogliamo, è urgente iniziare un cambiamento nel nostro modo di capire e di agire in modo da evitare la sparizione della presenza del frate laico nell’Ordine in un futuro non molto lontano.</p>
<p><strong>Diversità di punti di vista</strong><br />
Dall’altra parte siamo consapevoli che la visione e il modo di comprendere l’identità dei frati laici è diversa nelle varie regioni del mondo in cui viviamo ed operiamo. Tale diversità ci impedisce di fare delle affermazioni sull’identità del fratello laico, vorremmo invece iniziare<br />
un percorso di riflessione e di chiarificazione proponendovi alcune domande in modo da trovare le modalità giuste per rispondere al Mandato 2 del Capitolo Generale del 2009: «Il Definitorio generale, attraverso il SGFS e il SGME, approfondisca il tema dell’identità<br />
francescana e della partecipazione alla missione evangelizzatrice dei frati sacerdoti e laici. Se lo ritiene opportuno, in collaborazione con le diverse Conferenze, organizzi incontri a livello continentale su questi temi».</p>
<p><strong>Domande per la riflessione</strong><br />
Ed ecco le domande: come intendiamo la vocazione del frate minore? Che cosa vuol dire la<br />
parola laico oggi? Come presentiamo la vocazione del frate laico nella cura pastorale delle vocazioni? Quanti sono effettivamente i frati laici coinvolti nei diversi settori della vita e missione dell’Ordine?<br />
Per capire meglio dove siamo, come Ordine, riguardo a queste domande e a molte altre ancora, noi vogliamo rivolgerci in modo particolare a voi, frati laici dell’Ordine.<br />
Desideriamo chiedervi di aiutarci nel nostro lavoro di animazione, informandoci sulle luci e le ombre della vostra esperienza di vita francescana. Quali sono gli aspetti positivi per i quali vi sentite lieti e realizzati nella vostra vocazione? Quali sono,<br />
invece, le difficoltà che voi vedete? Quali sono le cause per le quali un frate laico lascia la vita religiosa? Perché molti frati laici, anche dopo molti anni di vita francescana, chiedono l’ordinazione presbiterale? Quali cammini intraprendere – a livello<br />
di Ordine, delle Entità, delle Fraternità locali – per favorire la vostra vocazione come frati laici oggi e le vocazioni dei frati laici di domani?</p>
<p><strong>Invito all’approfondimento</strong><br />
Vi invitiamo, fratelli, a continuare a riflettere e a risponderci, secondo i vari modi a vostra disposizione, intraprendendo un dialogo ai diversi livelli della nostra Fraternità locale, provinciale, regionale e universale. Da parte nostra, ci facciamo volentieri<br />
ascoltatori della parola che vorrete rivolgerci, mossi dall’azione dello Spirito del Signore.<br />
Proponiamo che nelle Entità e nelle Conferenze si faccia la riflessione e l’approfondimento sulla “identità francescana” dei “frati sacerdoti e laici”, di cui parla il Mandato 2 del Capitolo generale 2009, con una particolare partecipazione dei fratelli<br />
laici.<br />
Intanto ricordiamo ai Ministri provinciali e ai Formatori quanto lo stesso Capitolo generale ha ribadito, ossia «l’esigenza di una formazione unica per tutti i frati, che però sia insieme rispettosa del dono di ciascun fratello e delle diverse vocazioni<br />
suscitate dallo Spirito», e il bisogno che tutti i nostri candidati si formino per evangelizzare, ognuno secondo la sua vocazione (cf. PdV 26). Ricordiamo poi che tutti i frati minori, laici e chierici, sono chiamati a evangelizzare, come dice il Titolo I del<br />
capitolo V delle Costituzioni generali; ma per questo tutti noi abbiamo bisogno di una “conversione ecclesiologica”, come ci viene chiesto dal Capitolo generale (cf. PdV 25).<br />
Noi, Definitorio generale, vi assicuriamo il nostro impegno a continuare il dialogo con la Santa Sede perché possiamo essere riconosciuti come una Fraternità mista. «Tuttavia questo cambiamento di status canonico dovrà essere accompagnato da un<br />
cambiamento nella prassi fraterna» (PdV 26).<br />
Concludendo questa lettera, vogliamo ringraziare il Signore per la bellezza della nostra vocazione di frati minori. Ringraziamo il Signore e tutti voi, fratelli laici e chierici, per il vostro contributo, secondo la vocazione alla quale Dio vi ha chiamati,<br />
al bene della Fraternità universale e della Chiesa e alla costruzione del Regno di Dio. E chiediamo al Signore la luce del suo Spirito perché ci illumini per capire meglio la nostra identità di frati minori e ci aiuti a viverla con fedeltà.<br />
Il nostro Padre san Francesco ci ha detto: «Io voglio che questa fraternità si chiami l’Ordine dei frati minori» (1Cel 38). E noi preghiamo affinché nella nostra Fraternità regni sempre la uguaglianza, il rispetto e il servizio mutuo.<br />
Il Signore ci benedica tutti, cari fratelli laici e chierici.</p>
<p style="text-align: right;">Roma, 15 luglio 2011<br />
Festa di san Bonaventura<br />
I vostri fratelli del Definitorio generale:<br />
Fr. José Rodríguez Carballo ofm (Min. gen.)<br />
Fr. Michael Anthony Perry, ofm (Vic. gen.)<br />
Fr. Vincenzo Brocanelli, ofm (Def. gen.)<br />
Fr. Vicente-Emilio Felipe Tapia, ofm (Def. gen.)<br />
Fr. Nestor Inácio Schwerz, ofm (Def. gen.)<br />
Fr. Francis William Walter, ofm (Def. gen.)<br />
Fr. Roger Marchal, ofm (Def. gen.)<br />
Fr. Ernest Karol Siekierka, ofm (Def. gen.)<br />
Fr. Paskalis Bruno Syukur, ofm (Def. gen.)<br />
Fr. Julio César Bunader, ofm (Def. gen.)<br />
Fr. Vincent Mduduzi Zungu, ofm (Def. gen.)<br />
Fr. Aidan McGrath, ofm (Seg. gen.)</p>
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		<title>Vestizione religiosa di Cristian, Daniele e Luigi 14 settembre 2011</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 21:14:56 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Guarda il filmato!</p>
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		<title>Professione di Fr. Vincenzo Chirico (Manduria &#8211; Ta &#8211; 12 settembre 2011) video</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 15:31:23 +0000</pubDate>
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		<title>Fr. Adolfo: lettera di settembre</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 05:46:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel 1993, quando avevo più o meno 14 anni, ascoltai la testimonianza di un piccolo grande uomo di nome p. Eugenio Clemenza (frate minore) che raccontò la sua esperienza missionaria in Congo. Ero praticamente una ragazzina, ma quel racconto piantò nel mio cuore il desiderio dell’Africa, nella mia mente la singolare immagine di me, appoggiata ad un vecchio casolare con i vestiti logori e i capelli raccolti, e nella testa una parola che, non so perché, più di tutte mi colpì: BOBOTO (in lingua Lingala: pace). Sono passati più di 15 anni e la mia vita è stata travolta da un turbinio di eventi e di gente. Quel desiderio, quell’immagine, quella parole sono rimaste lì, in un angolo recondito del mio cuore, senza mai morire, ma si sono fatte da parte per lasciar spazio al sogno di una vita “normale” che prevedeva un marito, un figlio, un lavoro mal pagato, un mutuo…un sogno che ha avuto la pretesa di controllare il corso della vita senza forse mai tener conto che i progetti degli uomini non sono quelli di Dio e che i tempi del mondo non sono quelli di Dio. Ho passato la mia vita, soprattutto gli ultimi anni, affannandomi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1993, quando avevo più o meno 14 anni, ascoltai la testimonianza di un piccolo grande uomo di nome p. Eugenio Clemenza (frate minore) che raccontò la sua esperienza missionaria in Congo. Ero praticamente una ragazzina, ma quel racconto piantò nel mio cuore il desiderio dell’Africa, nella mia mente la singolare immagine di me, appoggiata ad un vecchio casolare con i vestiti logori e i capelli raccolti, e nella testa una parola che, non so perché, più di tutte mi colpì: BOBOTO (in lingua Lingala: pace).<br />
Sono passati più di 15 anni e la mia vita è stata travolta da un turbinio di eventi e di gente. Quel desiderio, quell’immagine, quella parole sono rimaste lì, in un angolo recondito del mio cuore, senza mai morire, ma si sono fatte da parte per lasciar spazio al sogno di una vita “normale” che prevedeva un marito, un figlio, un lavoro mal pagato, un mutuo…un sogno che ha avuto la pretesa di controllare il corso della vita senza forse mai tener conto che i progetti degli uomini non sono quelli di Dio e che i tempi del mondo non sono quelli di Dio. Ho passato la mia vita, soprattutto gli ultimi anni, affannandomi per realizzare le mie aspirazioni per registrare, alla fine, solo dei clamorosi fallimenti. Fallimenti che mi hanno messo a nudo e che mi hanno fatto constatare la più totale incapacità dell’essere umano (soprattutto di quello adulto) di tenere le redini di tutto.<br />
A 32 anni è stato necessario che io mi sentissi NIENTE per ritornare a fidarmi di Dio, ho dovuto provare il dolore, quello straziante, dell’abbandono per comprendere che tutto ha un senso anche se nell’immediato ci sembra invisibile, ho dovuto sentire la disperazione perché nel mio cuore e nella mia mente ritornassero quel desiderio, quell’immagine, ma soprattutto quella parola …BOBOTO…PACE…per il mio cuore offuscato dalle tenebre.<br />
Detto fatto. Prima ancora che potessi rendermene conto, avevo già fatto i vaccini di rito e il biglietto per Brazzaville. Avevo contattato un frate francescano che conoscevo e che aveva fatto, l’anno precedente, un’esperienza in una struttura che accoglieva i ragazzi di strada. Mandò anche me nello stesso posto. In realtà lui non mi disse molto ed io non gli chiesi tanto! La verità è che ero lacerata da due forze uguali e opposte: da una parte la voglia di andare, dall’altra la paura di partire e il segreto desiderio che qualcosa andasse storto e mi impedisse di andare.<br />
Continuavo, soprattutto nelle mie notti insonni, a chiedermi perché…perché volessi affrontare questo folle viaggio, invece di fare una vacanza in una località mondana. Le risposte erano tante e spesso discordanti: la voglia di autopunirmi per la vita dissoluta che avevo condotta negli ultimi tempi, il pensiero che una vita non ha molto senso se è fine a se stessa e non è spesa per il prossimo, il desiderio di distrarmi da me stessa e quello di portare lontano la voglia di morire che lottava con quella di rinascere.<br />
Sono arrivata all’aeroporto arrabbiata col mondo, con Dio e con me stessa, ma lì mi aspettavano il frate che si occupa della struttura e due ragazzoni che mi hanno disarmato con il loro sorriso. Improvvisamente tutte le finestre del mio cuore si sono spalancate e hanno fatto entrare la luce. Qualcuno in Italia mi aveva detto che l’Africa avrebbe annientato lo stato di catalessi in cui ero da tempo ero caduta, ma io, prima di partire non ci ho creduto neanche per un momento. Invece, giorno dopo giorno ho assistito con stupore e incredulità al miracolo della ritrovata serenità e ho smesso di svegliarmi ogni mattino maledicendo il risveglio.<br />
Non è magia è solo il sole che prende il posto della pioggia battente. Mi sono ritrovata a vivere in una maniera che ha stravolto completamente i ritmi ai quali ero abituata, a fare cose che non avevo mai fatto, né mi sarei sognata di fare: sveglia prestissimo, doccia fredda, bucato a mano, abiti scadenti che non rimanevano puliti per più di tre ore, cibo “misurato”, tanto lavoro manuale (attaccare bottoni, rattoppare magliette, imbiancare una casa…)…eppure neanche un momento ho rimpianto le mie comodità: troppo spesso l’essenziale è invisibile agli occhi.<br />
Credo che ingessata nei miei vestiti firmati avessi perso di vista ciò che la vita dei ragazzi del centro mi ha rivelato ogni momento. La gioia della semplicità, della gratitudine, della comprensione, dell’umiltà, della fraternità; la bellezza del tempo che scorre, ma che è tuo; e, infine, quello strano senso di PACE…BOBOTO… una pace che emoziona ad ogni momento e che provo anche ora mentre scrivo, quell’emozione che ti spezza il respiro e ti fa tremare la voce.<br />
La vita di quei ragazzi dal passato burrascoso è stata costantemente uno schiaffo ad una persona che per mesi ha detestato la vita…la vita…il bene più prezioso. Mi sono sentita non più individuo, ma individuo che è parte integrante dell’umanità. Non posso dire che questa esperienza mi abbia reso più forte…anzi credo di essere tornata più fragile che mai, perché il tempo che ho trascorso a Ndako ya bandeko mi ha spogliato della corazza che mi ero costruita addosso, ma proprio così…. fragile, ritorno a vivere. Spero solo che quello che ho vissuto non sia il seme caduto tra le spine, ma che germogli e faccia rifiorire la speranza in me e nelle persone che incontrerò sul mio cammino.<br />
Ora non mi resta che ringraziare Dio e le persone straordinarie che hanno voluto che la loro storia si incrociasse con la mia ….grazie e che BOBOTO sia sempre con voi!</p>
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		<title>Presentazione libro di Fr. Ettore Marangi</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jun 2011 07:04:44 +0000</pubDate>
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		<title>XX Capitolo Ordinario Immagini di vita fraterna</title>
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		<title>Buon Natale!</title>
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		<title>SANTA ELISABETTA D&#8217;UNGHERIA, patrona OFS</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 07:14:54 +0000</pubDate>
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