Luglio 2010: l’esperienza dei postulanti di Castellaneta in Albania
Si è svolto in Albania dal 5 al 17 luglio 2010, il nostro viaggio verso il noviziato, viaggio che ha visto come location Scutari e Koman, due luoghi di periferia a pochi chilometri dal nostro benessere, dal nostro “centro”.
L’itinerario è stato un mix esplosivo, che ci ha portati a scrivere alla fine della prima settimana la lettera di ammissione al noviziato. Esplosivo perché c’erano tutti gli ingredienti necessari per ripercorrere la nostra storia dalle origini ai giorni d’oggi e per effettuare un’ultima accurata messa a fuoco sul nostro cammino svolto sulle orme di Francesco.
Il confronto quotidiano tra ricchezza e povertà che si è consumato sotto i nostri occhi, a pochi passi dal villaggio della Pace di Scutari dove alloggiavamo, inevitabilmente ha portato ad alimentare i nostri interrogativi.
Come rimanere indifferente quando a pranzo pasteggi felicemente seduto ad un tavolo, in un luogo dove regna la pulizia e la sera per farti una passeggiata verso il “centro”, devi attraversare la periferia della periferia, un luogo maleodorante, dove numerose famiglie trascorrono la loro vita in condizioni a dire poco precarie? Collegato con il “centro” da un ponte pericolante utilizzato dai bambini come trampolino per i loro lanci nel fiume, uno dei pochi giochi di cui dispongono, gioco che metteva in loro e in chi li guardava una rara felicità. Per poi non parlare di quando ti ritrovi a dialogare con un uomo che per venire in Italia si è dovuto vendere tutto, 8.000 euro il valore del suo “patrimonio”, casa compresa, somma necessaria per ottenere passaporti falsi per lui e la sua famiglia, e che ora si ritrova a vivere per strada e a guadagnare 60,00 euro al mese. La cosa più sorprendente è che l’unica certezza di cui dispone, le sigarette, le condivide con te come se fossi un amico di vecchia data. Non si tratta di un caso limite, perché è la condizione dell’albanese medio; basti pensare che un ingegnere guadagna 300,00 euro al mese e che una pizza margherita costa 2,50 euro, praticamente un bene di lusso.
Le sorelle clarisse, la cui accoglienza è stata indimenticabile, sono state un’altra tappa emozionante del nostro viaggio. Ci vorrebbe una pubblicazione più che un articolo per raccontare la storia del luogo in cui vivono, uno delle ex carceri del regime comunista, un vero e proprio campo di concentramento dove sono stati torturati ed uccisi un’infinità di cattolici, ortodossi, musulmani e cittadini dotati di mente pensante. Un luogo sulle cui pareti delle celle, sono ancora visibili i segni di un raro ecumenismo lasciati da uomini appartenenti a fedi diverse che hanno condiviso insieme il martirio, e che da terra di sofferenza, grazie all’operato delle Clarisse, si è trasformato in terra di memoria e di speranza.
Le testimonianze di religiosi e religiose all’opera per restituire dignità e speranza al popolo albanese sono veramente tante a tal punto che ci si potrebbe perdere. Chi lavora in questa terra come Mons. Angelo Massafra, Arcivescovo Metropolita di Scutari, fratello che ci ha portato nella storia di questo popolo attraverso la sua testimonianza e si è preso cura di noi non facendoci mancare nulla, sta realizzando una vera e propria ricostruzione della Chiesa Cattolica, nel caso specifico con quella semplicità che è espressione tipica dell’essere francescani. Anche il luogo più impensabile, come il suo episcopio e la cattedrale, portano le ferite ancora vive di un regime che ha fatto piazza pulita, trasformandoli in albergo e palazzetto dello sport e ora tornati ad essere luogo di culto e aggregazione. Oppure le Suore di Madre Teresa, che gestiscono un centro di accoglienza per bambini diversamente abili, abbandonati dalle loro famiglie. Ecco i numeri di un miracolo per chi ne cerca la visibilità: 9 suore e 64 bambini segnati dalle problematiche più semplici fino a finire a storie da film. Basta citare la realtà di una ragazza, il cui il padre ha buttato in una stalla facendola crescere con gli animali, dai quali ha assunto tutti i comportamenti compreso quello di mangiare senza mani in una scodella. Un altro luogo di ricchezza nato nella periferia, dove tutti i bambini vengono trattati come se fossero loro figli. Suor Maria Goretti, una donna dallo sguardo disarmante, cofondatrice con Madre Teresa del centro, alla domanda che le abbiamo rivolto “chi vi aiuta a portare avanti questa storia?”, ci ha risposto indicando il cielo con la mano e dicendo con un sorriso “Lui”.
Ultima tappa sono state le Sorelle Missionarie della Carità ed il loro centro di Koman, luogo dal quale periodicamente partono, per raggiungere i villaggi dispersi sulle montagne al confine del Kosovo, dopo 2 ore di viaggio in barca e un’ora di cammino a piedi in montagna, per dare futuro e speranza ai loro abitanti in particolare ai giovani attraverso l’insegnamento del catechismo e l’organizzazione di attività ludiche. Riguardo al loro operato, al fine di comprendere quanto sia importante per questa gente la loro presenza, vi citiamo quanto ci ha detto Eliseo, un ragazzo di Koman, che grazie a loro ha imparato l’italiano e forse un giorno potrà venire in Italia a studiare: “Dobbiamo tanto alle suore perché tutto quello che è stato fatto in questo luogo è grazie a loro.”
Per concludere, è stato un tempo caratterizzato soprattutto dalla scoperta delle nostre povertà, nato dal confronto della ricchezza materiale e povertà interiore con povertà materiale e ricchezza interiore. La terra delle aquile non ha badato a “spese” perché è una terra ricca, porta in sè quel tesoro che ormai abbiamo perso da tempo; ogni giorno ci ha portati nella vita, quella vera però, fatta di semplicità, di condivisione, di sofferenza e di dignità; lontana dalla nostra fiaba quotidiana, lontana dal nostro centro, sempre più di periferia, e sempre più vicina a Dio.
I postulanti
Marco, Raffaele, Umberto, Vincenzo






