Durante il mese di agosto abbiamo avuto diversi ospiti nel centro di Makabandilu e allora ho voluto che fossero loro stessi a parlare un po’ di questa esperienza nel centro di accoglienza. Ho approfittato di un momento durante la sosta pomeridiana per fare a Francesco e ad Irene alcune domande:
fr Adolfo: ciao Francesco, come prima cosa vorrei chiederti… perché ti trovi qui?
(Francesco resta diversi minuti in silenzio e poi risponde): ho sentito il bisogno di fare qualcosa che potesse aiutare delle persone… poi, l’Africa mi attirava particolarmente rispetto ad altri posti… e poi quasi per un senso di… credo che la società occidentale abbia delle responsabilità per la situazione in cui versa questo continente oggi, e dunque una specie di dovere di coscienza, anche se poi, vivendo qui, scopro che non é proprio cosi’, non sempre…che ci sono anche delle responsabilità locali…
sono venuto qui pensando di mettermi a disposizione di qualcuno, ma in realtà é successo il contrario. Poi piano piano le motivazioni sono cambiate…
fr Adolfo: in che senso?
Francesco: nel senso che ora scopro che qui sto bene perché ho trovato una gentilezza e una solidarietà che in Italia non trovo… ad esempio ero sceso al ruscello per lavare la biancheria e un ragazzo mi vede e mi dice che siccome la roba era tanta, lui mi avebbe aiuto a lavare… piccole cose, ma che lasciano il segno. Mi piace stare qui anche perché é come un mondo che si é fermato a diversi decenni fa (rispetto a noi in Italia), e quello che da noi puo’ sembrare strettamente necessario, qui é in realtà superfluo: ad esempio non c’é la lavatrice ma scopri che é anche bello lavare la biancheria al ruscello; la corrente c’é solo quando accendiamo il gruppo per un paio d’ore e non a qualunque momento del giorno o della notte, e anche questo ti inserisce in un ritmo che é piu’ lento ma anche per questo più umano;
scopri che molte cose allora non sono necessità e che al tempo stesso ne comprendi altre come necessarie…
fr Adolfo: cosa hai scoperto di necessario qui per la vita?
Francesco: ad esempio il senso di una comunità. Caratterialmente non sono un amante del “gruppo”, pero’ qui mi sono scoperto, al contrario, contento di stare in una comunità; capisco che se uno vive da solo ha molte meno chances… ed é quello che credo manchi in Italia, nel senso che hai tutte le comodità ma non trovi la solidarietà.
Fr Adolfo: perché non sia un’esperienza “da consumare” e gettarsi alle spalle, come pensi di integrare nella tua vita cio’ che di positivo hai vissuto qui?
Francesco: l’accoglienza della diversità, del confronto… credo che sto imparando a vederle sotto una nuova prospettiva.
Fr Adolfo: e tu Irene?
Irene: in effetti sento il rischio di venire fagocitata di nuovo dal “sistema”, dalla vita frenetica… considerare il tutto come un bel ricordo che poi sbiadirà, senza riuscire a farne tesoro concreto per la vita… é difficile portare qualcosa da qui e riuscire a viverlo in un altro contesto. Credo che mi ci vorrebbe molto più tempo qui per capire perché veramente sono qui…
(Francesco interviene): se il cristiano vive per mettersi a servizio del prossimo… si puo’ essere “cristiani” senza credere in Dio?
(l’argomento ci fa caldo: Francesco fin dal primo giorno mi disse di non essere credente)
Francesco: in sostanza… quello che voi fate é bello…ma… sarebbe potuto nascere ugualmente qualcosa di bello, qualcosa in cui ci si dà totalmente per chi é in difficoltà… senza che dietro ci siano delle motivazioni di fede?
Fr Adolfo: non lo so, pero’ vorrei che fosse cosi’. Sarei contento di sapere che credenti e non credenti, di questa o di quella religione, scoprissero nell’amore gratuito e fino alla fine, il segreto della vita. Essere cristiani senza credere in Dio…? Giro la risposta sulla base della tua domanda: si puo’ mettere la propria vita a servizio dell’altro senza essere cristiani, questo si’, credo sia possibile, pero’ é necessario un motivo forte, una “stella” che ti guidi e ti sostenga anche nei momenti di sconforto, quando sei tentato di mollare tutto perché non sei capito o perché proprio le persone che aiuti ti si rivoltano contro… in quel momento un cristiano resta al suo posto, e fa della sua vita “eucaristia”, perché lo fa per amore e sa che malgrado le negatività, le incomprensioni, le difficoltà, deve continuare per il bene di quelle persone, anche se proprio loro saranno a volte la causa dei tuoi guai. Perché forse per quelle persone é l’unica occasione per conoscere l’amore. E questo é per un cristiano “evangelizzare”. Ma un non cristiano puo’ avere un motivo altrettanto forte? Forse, ma in ogni modo, un motivo é fondamentale. Diceva Seneca: “non c’é vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. Occorre un riferimento forte nella vita, una stella che illumini il tuo sentiero, e se sei onesto e aperto, io credo che alla fine cristiano lo diventi… anche se forse non lo saprai.
Quando Gesù accoglie gli uomini nel giorno del giudizio, dirà ai giusti: venite benedetti dal Padre mio…perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare… e di fronte allo smarrimento di coloro che “non lo conoscevano” Egli risponderà: “in realtà, tutto quello che avete fatto a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l’avete fatto a me” (Mt 25).






