Mi chiamo G. e ho 14 anni. Frequento la terza elementare in una scuola non lontana dal centro di accoglienza. Sono entrato nel centro un paio d’anni fa e quella che segue é la mia storia:
quando ero piccolo vivevo con mia madre e mio padre a Kinshasa insieme con tre sorelle. Mio padre lavorava in ambasciata e mia madre vendeva casalinghi. Eravamo felici. A un certo punto mio padre ha dovuto lasciare casa, non so bene per quale motivo, ma so che é andato all’estero verso il nord Africa e in casa eravamo noi con il fratello di papà.
A un certo punto lo zio se n’é andato con sua moglie (e anche qui non so perché) e siamo rimasti solo noi in casa. Un giorno pero’, gli uomini della famiglia di mio padre sono venuti in casa e hanno preso tutto, hanno venduto le sedie, il tavolo… in casa restava solo il letto e qualche cosa più piccola.
In più bisognava pagare l’affitto, e siccome papà non c’era più, i padroni di casa ci hanno mandato via e siamo andati a stare con la famiglia di mia madre. La storia li é durata poco tempo perché eravamo in tanti e in più dopo qualche tempo hanno venduto la casa e dunque bisognava trovare un altro posto dove stare.
Ci accolsero allora in un’altra famiglia della parte di mia madre, rimanemmo li molto tempo. Un giorno mia madre ele mie sorelle andarono in chiesa e io restai a casa. Allrofittando della loro assenza, rubai alcune cose e andai a venderle. Solo che a quel punto non potevo più tornare a casa e me ne andai per strada. Dopo un po’ di tempo fui accolto in un centro di accoglienza per ragazzi di strada dove rimasi per due anni. Da li in un altro e poi ancora in un altro. Una donna che lavorava alle nazioni unite voleva prendermi con lei in casa ma prima di combinare il tutto seguii degli amici e mi ritrovai a Brazzaville. Trovai un centro dove potevo mangiare soltanto. Mi andava bene, del resto tutta la giornata stavo per fatti miei e andavo a dormire in una casa abbandonata con altri ragazzi. Finché qualcuno mi accompagno’ a Ndako ya Bandeko e da allora sono ancora li’.
Da quando sono andato via di casa non ho più avuto notizie di mia madre. Solo mio padre sono riuscito a contattare per telefono e lui ancora oggi si trova in un altro paese dell’Africa. Spesso mi chiama e ultimamente mi ha anche mandato un borsone pieno di vestiti. Solo che non so perché, non ha mai voluto darmi il numero di telefono di mia madre. Lui addirittura mi disse che a casa di mia madre erano convinti che fossi morto.
Pero’ voglio insistere, magari mia madre sarà contenta di sapermi in vita…
Quando finisco la scuola voglio lavorare. Ho già fatto un anno di formazione al cucito, questo é stato durante il mio primo anno qui perché non volevo andare a scuola.
PS: il ragazzo non lo sa ma suo padre é un rifugiato di guerra all’estero. Per questo ha dovuto lasciare il paese. L’attuale governo é quello che ha “spodestato” quello per cui lui lavorava. Non sono chiari ancora le relazioni attuali tra il padre e la madre. Il contatto all’estero con il padre lo abbiamo ottenuto grazie all’intervento dell’ambasciata. Da qualche giorno abbiamo i primi contatti anche con la madre.







Grazie Padre Adolfo per quello che fai per questi ragazzi.
Dio ti dia tanta forza per continuare sempre meglio questa
tua nobile missione. Noi ti siamo vicini con la nostra preghiera.
Un abbraccio fraterno Emanuele e Maria da Castellaneta (Ta)