Il Diario Telematico del Capitolo 2008
Il Blog della Missione al Popolo
Palazzo Fulgenzio della Monica
Villa extra moenia di Fulgenzio Della Monica
Fulgenzio Della Monica, sindaco di Lecce negli anni 1567-68, a fini di evasione, nel suburbio leccese, poco lontano dalla non più esistente porta S. Martino, acquistò una vastissima zona di terreno che abbellì e adornò con piante di buon gusto. Al centro del possedimento fece sorgere il grande palazzo rinascimentale. All'ingresso, distante ca. 30 mt., fece costruire una cappella dedicata ai Santi Apostoli Filippo e Giacomo.
Palazzo Della Monica si sviluppa su due piani più i locali sottostanti che si aprono nei giardini di agrumi situati ad un'altezza inferiore al piano di calpestio di ca. 6 mt..

La distribuzione delle sale del piano terra è simile a quelle del piano superiore. Al centro si sviluppa un grande salone che la famiglia usava per accogliere i suoi ospiti. Nel cuore della volta lunettata, si può ammirare lo stemma in pietra leccese dei Della Monica. Seguono poi numerose sale, voltate a 'gavetta' o a botte con chiusura a 'mezza gavetta', utili al fabbisogno fami-liare. Un fregio con foglie d'acanto impreziosisce il perimetro del piano d'imposta delle volte di alcuni ambienti.
Sotto il pavimento del gran salone, nel 1991, è venuta alla luce una stanza "segreta" a pianta pressoché quadrata, situata a mezza altezza tra il sovrastante salone posto a piano terra e l'ambiente ninfale, piano più basso della villa. In questo ammezzato ipogeo e voltato a botte, sono localizzati due forni di uguale misura rivestiti di mattonelle in terracotta secondo la tecnica dell'"opus latericium" con la funzione di riscaldare le stanze del piano superiore.
Sul balaustrato terrazzo, che poggia sulle arcate ogivali del portico anteriore, si ammirano due pilastrini scanalati che delimitano i contorni esterni dell'edicola di un pozzo.

La villa è munita, anche, di un modesto sistema difensivo rappresentato da una torretta, sulla quale campeggia l'iscrizione "TETRA GRAMMATON", con sulla sommità un grazioso balconcino-belvedere raggiungibile attraverso un'angusta scaletta a due rampe. Questa torretta permetteva di avvistare eventuali assalti di potenziali nemici.
Nel cinquecentesco giardino quattro edicole quadrate, dotate di cornice modanata, si aprono lungo le pareti della cava che recinge il profumato agrumeto; gli antichi resti di alcune colon-nine in pietra leccese dal fusto scanalato, munite di piccolo capitello e, nel basso, di bugne a punta di diamante lasciano pensare che un tempo abbiano delimitato un viale da paesaggio in quell'amenissimo giardino impreziosito da grotte e fontane artificiali non più esistenti.
