Il Diario Telematico del Capitolo 2008
Il Blog della Missione al Popolo
Ninfeo
Il ninfeo di Fulgenzio va inquadrato nell'ampio complesso rinascimentale di villa Della Monica (sec. XVI), in passato servito "per diporto e rinfrescamento", dal momento che vi si godeva il refrigerio delle acque, privilegio per pochi ricchi che amavano recuperare i valori della classicità.
Costruito nella roccia, sfruttando il dislivello artificiale di una cava, la conseguente frescura, assicurata dalle acque zampillanti delle fontane, riprende le forme proprie dei teatri ellenistici e romani, elementi tipici del ninfeo rinascimentale.
Al pari degli altri dello stesso periodo, assolveva due finalità: una prettamente decorativa ed ornamentale, l'altra pratica, di piacevole utilità, in quanto luogo di ristoro nelle più torride giornate dell'anno.

All'ingresso si impongono un'elegante volta a botte lunettata, una rinascimentale finta porta arcuata a tutto sesto e due piccole vasche angolari un tempo con zampillanti getti d'acqua. Lungo quasi tutto il piano d'imposta della volta corrono due fasce decorate a foglie d'acqua e a scanalature, intramezzate da una modanatura continua. Un imponente tramezzo a tre porte centinate impreziosite, al pari della finta porta, da due piccole rose ai lati degli archi, divide l'ingresso dall'ambiente ninfeale. Si tratta di una parete scenografica, in pietra leccese, intagliata a foglie d'acqua e a scanalature, a bugne a punta di diamante. In alto, una finestra centrale, incorniciata, e due finestrini laterali quadrilobati, danno aria e luce ad un ammezzato coperto da volta a botte.
Al di là di questo splendido diaframma divisorio si apre la sala ipogea, a pianta trapezoidale, nella quale risalta, al centro, una profonda vasca circolare. Sulle pareti di fondo si aprono tre nicchie con valve "pecten", scanalate a raggiera, che sovrastano gli ormai consumati mascheroni, dai quali sgorgavano le freschissime acque.
Sul soffitto piano spiccano le conchiglie che formano motivi ornamentali: le simboliche rappresentazioni di un'aquila bicipide ad ali spiegate, in omaggio forse a Carlo V; una sirena ritratta con il viso di profilo; un quadrupede fantastico, montato da figura umana; il corpo di una probabile chimera dalle zampe fortemente unghiate; il viso barbuto di un satiro adulto, che par che regga un bastone. Graziose foglie e rosette in terracotta compongono file di schegge che simulano colonne. Nel cuore della volta si apre, in corrispondenza della vasca centrale, una piccola cavità a calotta, anch'essa attraversata da raggi di conchiglie convergenti verso un'ormai sbiadita rosetta. Agli angoli superiori più lontani dalle tre porte d'ingresso, si adagiano due motivi a fogliame, avvolti dalle conchiglie.

Adiacente al ninfeo, attraverso una porta si accede al "caldarium", un ambiente a pianta rettangolare, riscaldato da forni, usato per fare la sauna.
Scavato nella roccia, termina una volta a padiglione in pietra leccese impreziosita al centro da una pigna. Incastonato nella parete frontale c'è un tipico camino rinascimentale. Sulla parete interna della porta-finestra che dà al peristilio un'iscrizione incisa fornisce in palmi l'esatta estensione del palazzo.
