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Lettere dalla missione (agosto)

La vigilia è sempre un problema. La sera prima di una partenza in città mi trova sempre intento a preparare la tabella di marcia:

passo dopo passo per fare tutto quello che devo fare senza ripetere due o tre volte il giro della città. Poi in particolare domani devo portare ben quattro ragazzi dal dottore e altri tre dal dentista. In macchina – oltre me e i sette ragazzi – ancora tre suore. Come d’abitudine partenza alle 05.30. Fa freschino in questa stagione e c’è nebbia al mattino. Ma per nulla al mondo i ragazzi lascerebbero il cassone della nostra vecchia Toyota  per la cabina.

     Da qualche tempo non c’è gas in città e neanche benzina. Ora manca anche il gasolio e il serbatoio è quasi a secco. Dopo inutili e disperati tentativi alle pompe di benzina, dove interminabili code di taxi stazionano da giorni aspettando l’arrivo di qualche goccia di carburante – l’ultimo mi ha detto che il poco gasolio che hanno lo danno solo ai loro abbonati (?) – e mentre stavo pensando di ritornare sui nostri passi per non restare a terra in centro città, mi accorgo dei venditori di carburante a nero sul bordo della strada. Eh si, ogni occasione di bisogno diventa occasione di guadagno in un paese che ha fame! Parlo con uno di loro (mentre altri cercano di convincermi a comprare da loro abbassando i prezzi) e contratto per il prezzo. Pagherò i 50 litri di gasolio una volta e mezza rispetto al prezzo normale. Il tipo mi porta in un posto nascosto e lì il suo compare mi porta i due bidoni. Fanno di nascosto perché la polizia vigilia per impedire i traffici loschi (dimmi tu come dobbiamo fare?).Finalmente sicuri, faccio i miei giri con i ragazzi che tranquillamente restano nel cassone, da poco riverniciato bianco e che fa tanto trend...

     Dopo aver depositato i primi all’ospedale, mi fermo con le suore a fare compere. Tre ragazzi restano a fare la guardia alla macchina cominciando a passare in mezza frazione di secondo in tutti gli angoli dentro e fuori la macchina, premendo pulsanti, accendendo la radio, la luce… per poi rispegnere, poi spostare gli specchietti… tutto questo mi gustavo con la coda dell’occhio mentre avanzavo con le suore nel mercato. All’inizio tutto questo mi dava fastidio e non lo nascondevo ai ragazzi. Poi lentamente ci fai l’abitudine e infine ti diverte.Forse anche questo è conversione “ciò che mi era amaro si trasformò in dolcezza di anima e di corpo…”, diceva Francesco d’Assisi.

     Fatte le compere rientro in macchina e fatta manovra mi inserisco nel traffico. Sento che c’è qualcosa che non va nel motore. Che sia la nafta che mi hanno venduto? Spero di no. Fortunatamente non molto lontano c’è il nostro meccanico di fiducia. Sperando che la macchina non si fermi in mezzo al micidiale traffico da video game della “Trois Martyrs” (un’arteria principale della città), arrivo all’officina, e dopo aver dato un’occhiata il meccanico mi dice che “qualcuno” ha giocato con dei fili e delle leve in macchina, ma ora tutto è a posto. Pago. Prima di rimettermi in macchina do uno sguardo dietro, per rimproverare – senza aprire la bocca – il “criminale”. A quel punto mi accorgo che c’é qualcuno in più imbarcato nel cassone: un gattino (tutto pelle e pelo di non oltre 15 cm) nelle mani del sabotatore, il quale mi guarda tutto contento e sorridendo mi dice: “lo abbiamo raccolto per strada: è un fazeur (ragazzo di strada), come noi, e allora lo portiamo al centro!”. Lo guardo mentre continua a sorridermi mostrandomi lo scheletrico micino: “Andiamo – gli dico – dobbiamo ancora passare dal dentista. Il nostro centro è abbastanza grande per un nuovo ospite”.