Il Diario Telematico del Capitolo 2008
Il Blog della Missione al Popolo
lettera di settembre '08
Mi chiamo Jonathan ..... e il 2 dicembre pv avrò 18 anni.
Non ho mai conosciuto mio padre perchè quando mia madre era incinta di me, lui, che faceva il militare, ha lasciato la famiglia e se ne è andato. Solo verso l’età di 10 anni mia zia me lo ha fatto incontrare e quella fu l’unica volta. In quell’occasione mio padre mi diede 600 franchi (90 centesimi di euro). Poi mia madre è morta e mia cugina grande mi prese in carico in casa sua. Io avevo allora 5 anni. Non so perchè ma facevo la pipì a letto e questo fatto disturbava molto mia cugina che mi rimproverava dicendomi che era troppo strano che un bambino così piccolo potesse dare tanto fastidio.
Fu così che decise di portarmi dal pastore (il capo di una setta locale) per farmi analizzare e vedere se per caso non fossi uno stregone. Così un giorno organizzarono la preghiera e portarono anche me. Io però non avevo voglia di stare alla preghiera e preferivo restare in disparte con mio cugino (coetaneo) a giocare nel cortile. Abbiamo giocato fuori fino a tardi e quando siamo tornati a casa il verdetto era stato dato e io ero stato giudicato stregone e quindi non potevo continuare a stare lì sennò avrei fatto diventare stregone anche mio cugino. Per farmi capire che era meglio partire subito, mia cugina mi disse che se fossi rimasto a casa una di quelle notti mi avrebbe versato del petrolio nelle orecchie. Solo che prima di mandarmi via mi dissero che una possibilità di restare c’era e cioè avrei dovuto dichiarare che mio nonno (a cui volevo molto bene) era stregone (così lo avrebbero ucciso e avrebbero preso la sua casa con tutto ciò che c’era dentro). Al mio rifiuto ha cominciato ad inseguirmi con il machette fino alla strada e io sono scappato a casa dei nonni. Ma lei mi ha inseguito fin là insultando mio nonno e dicendo che se mi teneva là era perchè anche lui era in realtà uno stregone. E visto che nessuno le dava retta è partita a raccontare questa cosa a parenti e vicini.Allora mio nonno ha avuto paura e mi ha mandato via. Quando mia zia (la sorella di mia madre) ha saputo tutto questo è venuta a cercarmi e mi ha portato cone lei al villaggio.
Siamo rimasti lì finchè suo marito è morto e allora per mancanza di mezzi siamo stati costretti a ritornare a Kinshasa e lì mio nonno ha accettato di riprendermi in casa. Solo che oramai era diventato veramente anziano e a stento riusciva ad avere qualcosa per poter mangiare lui, figurati se poteva pensare anche a me. Per questo motivo, per non dargli ulteriori preoccupazioni, ho deciso di partire lasciando la loro casa.In quel periodo mi davo da fare aiutando i ciechi e gli handicappati a traversare il fiume (i portatori di handicap non pagano il biglietto per passare da Kinshasa a Brazzaville e neanche il loro accompagnatore, così molti ne approfittano per fare commercio) e loro in cambio mi facevano mangiare. Per un pò di tempo sono stato con un handicappato che si prendeva cura di me anche se vivevamo per strada.Un giorno che ero a Brazzaville con questa persona incontro una signora che voleva aprire un centro di accoglienza per orfani e mi disse che mi avrebbe preso con sè, ma che per il momento non aveva soldi per cominciare l’opera. Mi dice di ritornare intanto a Kinshasa, e prima di partire mi compra uno zaino con dei vestiti e mi dà 1500 franchi. Intanto mio nonno era morto e anche la nonna.
Arrivai qualche giorno dopo la loro sepoltura.Per forza di cose ero obbligato a restare a casa della zia, la quale per prima cosa mi prese i 1500 franchi che avevo ricevuto dalla signora come contributo al mio mantenimento.Un giorno torno a casa e trovo che lei aveva venduto il mio zaino, le scarpe e i miei vestiti più belli mentre l’altra roba l’aveva buttata via. Eppure io lavavo tutta la loro biancheria, nonostante gli altri fossero adulti e ci fossero anche delle donne in casa. Come la zia diventava vecchia, gli altri cominciarono a prendere il sopravvento in casa e siccome non mi sopportavano, mi accusano ancora di stregoneria dicendo che non ero mai guarito da questa “malattia”. Così mi cacciarono di casa.
Cercai rifugio in una casa di handicappati ma anche lì dopo un pò di tempo invece di aiutarmi mi tolsero quel poco che ero riuscito a mettere insieme lavorando per strada.Torno per strada. Vivevo al porto, al mattino stavo con le signore che vendevano il pesce e la sera i poliziotti mi permettevano di dormire nella caserma. Mi resi conto che quella non era una vita da fare. Bisognava trovare qualcosa. Del resto i vari centri di accoglienza per ragazzi di strada a Kinshasa erano ormai pieni di ragazzi divenuti grandi che mi pestavano e mi sfruttavano.Fu così che decisi di lasciare per sempre Kinshasa e di trasferirmi a Brazzaville dove trovai un centro della croce rossa. Solo che lì ti davano da mangiare e ti facevano lavare la biancheria, ma non potevi dormire là.
Ma fu lì che un giorno un ministro che si occupava dello sport mi prese insieme ad altri tre ragazzi per fare un test di tennis da tavolo. Cominciai a frequentare il tennis ma dormivo sempre per strada. Era il 2003. un giorno il mio allenatore decise di prendermi in carico ma questo gli provocò una crisi famigliare perchè la moglie non voleva che io abitassi con i suoi figli. E in più io dovevo avere il piatto a parte, il bicchiere a parte e le posate a parte per non infettarle i figli (di cosa non lo so). Arrivò a un punto tale di non sopportazione che se ne andò di casa, ma andandosene porto via con sè anche il materasso nuovo che il ministro mi aveva comprato e le altre cose migliori che mi appartenevano.
Verso la fine del 2004 si organizza la coppa d’Africa e partiamo per il Gabon. Cominciai ad avere problemi agli occhi e il ministro mi ha portato dappertutto per farmi curare.
Di ritorno i miei amici mi dissero che c’era un centro nuovo in città e che alcuni di loro erano già andati a stabilirsi lì.Del resto, avevo anche perso gli occhiali e non avevo il coraggio di dirlo al ministro. Non era il caso di mettere alla prova la sua pazienza.Al centro (Ndako ya Bandeko) avevo ancora volgia di fare tennis, ma scelsi di andare a scuola e lasciare tutto il resto.Sono ormai quattro anni che sono al centro dei frati e ho anche fatto il Battesimo.
Adesso ho appena finito la scuola media (il nostro liceo ginnasio, ndr) e comincerò a frequentare una scuola speciale per diventare elettricista. Frattanto ho anche cominciato un cammino di discernimento vocazionale. Non so bene se voglio fare il frate, non ho ancora chiaro in testa cosa il futuro mi riserva. Però so che la mia vita fino a qualche anno fa non valeva niente. Ora vale qualcosa e di quello che resta vorrei fare qualcosa di bello per gli altri.
Un saluto a tutti
Jonathan
