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lettera di ottobre '08

Le 8 di mattina. Il telefono squilla: speriamo non siano guai.

Chi parla? “Sono il papà di Claudy, sto chiamando perché vorrei parlare con mio figlio”. Suo figlio? Ma io non la conosco… non posso far parlare i ragazzi con gli sconosciuti. “Ma veramente io ho ricevuto la vostra mail con la scheda di mio figlio e…” – Ma io non ho inviato schede a nessuno - . “Ma no, aspetti, mi è arrivata tramite l’ambasciata del …”. A quel punto capisco.

            Tempo fa mi sono detto che se l’obiettivo del nostro progetto è quello di reintegrare i ragazzi di strada nelle famiglie o nella società, il minimo è che i ragazzi siano riconosciuti come persone a tutti i livelli. Uno dei problemi (e non solo dei ragazzi) è la mancanza di documenti (per vari motivi): come potrà un giorno uno dei nostri ragazzi inserirsi nel mondo del lavoro o degli studi superiori se non può fornire informazioni precise e valide sulla sua vita, provenienza ecc…senza passare per vie losche – finte identità…? Finte identità, certo, perché qui tutto è possibile, tu puoi diventare bianco o nero, uomo o donna, cambiare l’età ecc… tanto chi andrà mai a controllare l’autenticità del documento fornito? Basta pagare, un minimo, e il gioco è fatto… ma se vogliamo giocare onestamente…

Il primo passo da fare era allora quello di far loro avere dei veri documenti che dimostrassero la loro identità. Soprattutto per i ragazzi che vengono da altri paesi.

Fu così che cominciai uno dialogo con l’ambasciata in questione e devo dire ho trovato delle persone squisite e disponibili. Il presidente della comunità dei rifugiati in questo paese, mandato dall’ambasciatore insieme ad un altro funzionario, sono venuti allora a trovare i nostri ragazzi per verificare in qualche modo la loro provenienza. Poi hanno fatto le loro ricerche e dopo poco tempo ecco i documenti tanto richiesti. Che bello. Che gioia, che festa per i ragazzi. Alcuni di loro mi hanno detto che se vai al porto per passare dall’altra parte, si fa presto a fare un lasciapassare anche se non hai documenti. Ma sarai trattato da straccione. Se invece ti presenti con i documenti ti trattano da signore: speriamo bene, intanto un altro passo verso la loro integrazione è stato fatto, e il prossimo sarà quello di chiedere anche allo stato che ci ospita i documenti per i ragazzi locali.

A quanto sembra il lavoro dell’ambasciata è stato molto serio (e totalmente gratuito) se dopo neanche una settimana mi arriva una telefonata come quella con cui ho aperto questa pagina. Così, ho scoperto che uno dei nostri ragazzi, Claudy, ha un papà nello stato del ….. a circa 2500 km in linea d’aria. Si trova lì come rifugiato di guerra da tanti anni e non vede suo figlio da almeno 7 anni.

Adesso si sentono almeno tre volte la settimana e il padre sta aspettando di sistemare alcuni documenti prima di avviare – tramite l’ambasciata – il processo di ricongiungimento.

Bè, una buona notizia ogni tanto fa bene.