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Storia delle Missioni

la ripresa missionaria

   Si attribuisce questa ripresa all’opera di Gregorio XVI (1831-1846).  A quel tempo nascono gli istituti missionari e le congregazioni antiche ritrovano slancio interno grazie alla ripresa delle loro scelte per le missioni estere. Le potenze dei vari paesi di tradizione cristiana favorivano (conferenza di Berlino) l’espansione del cristianesimo ma certamente le speranze erano che questi diventassero anche portatori della cultura del paese colonizzatore, facilitando così la politica espansionistica dei paesi colonizzatori. Il culmine dell’espansione coloniale alimenta anche la diffusione del modello religioso occidentale della salvezza delle anime tramite l’inserimento del convertito nella chiesa visibile, senza preoccuparsi di una forma di inculturazione.


luci ed ombre dell'evangelizzazione del "Nuovo Mondo" (IV)

   È pressoché impossibile esagerare l’entusiasmo e lo zelo con cui centinaia di missionari arrivarono nelle Americhe per stabilire una nuova Cristianità. I frati francescani erano riuniti al Capitolo Generale nel 1493 quando giunse l’annunzio all’Europa che Colombo aveva scoperto “un nuovo mondo” pieno di “Indiani” che aspettavano solo di essere evangelizzati. I frati reagirono con tale entusiasmo, dice il cronista, che “erano come elefanti assetati che sentivano l’odore dell’acqua fresca”.


da Gerusalemme... alle genti (I)

 La primissima Chiesa, la comunità di Gerusalemme, era composta di Giudei ancora praticanti che non si esclusero da se stessi dalla comunità ebraica – poiché essi si sentivano profondamente Giudei e vivevano la fede in Gesù come effettivo compimento dell’Ebraismo – ma furono colpiti da anatema. Questa Chiesa non era ripiegata su se stessa, ma ha seguito da vicino i primi sforzi missionari, li ha sostenuti, fornendo loro collaboratori ed ergendosi arbitra quando sorgevano situazioni nuove che creavano problemi.


da Gerusalemme... alle genti (II)

Tra le grandi piste percorse bisogna ricordare la famosa via del mare, che cominciava da Alessandria in Egitto e raggiungeva l’Ellesponto passando per la Palestina,  Tiro, Antiochia di Siria. Lungo questo percorso è attestata la presenza di comunità cristiane già prima del tempo di Traiano (98-117). Attraversando Tarso arrivava a Perge, Mileto, Efeso, Smirne, Pergamo, Triade e quindi il Bosforo. Oltre c’era l’Europa con la via Egnatia che portava a Durazzo dove l’Adriatico apriva all’Italia con la via Appia che portava fino a Roma.


dai Padri della Chiesa al Medioevo (I)

    C’è da tenere presente, che dal punto di vista dei Padri, la missione in quanto tale era compiuta, poiché il Vg era già stato proclamato fino agli estremi confini della terra. Anzi, si chiedevano come mai la fine del mondo non fosse ancora giunta visto che l’evangelizzazione del mondo ne era la condizione immediatamente previa. E questo nonostante l’evangelizzazione fosse in realtà continuata in Europa fino alla conversione dei popoli dei paesi baltici nel XII sec. e della Lituania nel XIII sec.


dai Padri della Chiesa al Medioevo (II)

Le repressioni, anche se non continue (almeno fino al 250 con Decio e poi con Valeriano e Diocleziano), ponevano altre richieste ben più urgenti sulle quali solo a posteriori si potrà teorizzare (come dirà la celebre frase di Lattanzio: il sangue dei martiri è seme di cristiani). diocleziano


dai Padri della Chiesa al Medioevo (III)

Agostino (+430) è uno dei pochi che non condividono la convinzione circa la missione compiuta. Egli non nega che gli apostoli abbiano fatto la loro parte annunziando il Vangelo e fondando nuove comunità di credenti, agostinoma esprime alcune riserve circa l’estensione di quest’opera: non è affatto convinto che il Vangelo fosse stato già predicato e la Chiesa fondata in tutta la terra. Anzi, dice chiaramente che dalle sue parti, ci sono numerosi popoli ai quali non è stato ancora annunciato, di conseguenza occorre continuare la missione. Giovanni Crisostomo se ne occupa solo negli ultimi anni della sua vita, quando, esiliato in un forte della montagna armena, si dedicherà alla predicazione della fede in Georgia.


la novità francescana

Col sec. XIII inizia una nuova tappa della storia delle missioni. Esse diventano internazionali, in quanto i missionari vengono reclutati indistintamente da ogni nazione e provincia religiosa. San Francesco san francescoacquistò progressivamente coscienza che il suo Ordine era destinato all’evangelizzazione con un raggio di azione sempre più universale. Per lui la crociata era incomprensibile: ci doveva essere un altro mezzo per avvicinare quei due mondo antagonisti. Se il Vangelo è potenza di Dio, doveva mostrarsi tale anche per i cosiddetti infedeli. Dopo alcuni tentativi falliti, decise di programmare seriamente il lavoro tra gli infedeli, e mentre un piccolo gruppo partiva per il Marocco, Francesco si diresse verso l’Egitto giungendo, con un compagno, fino a parlare faccia a faccia con il Sultano.


i francescani alla corte del Gran Khan

Un’altra pagina degna di nota – tra le tante della storia del movimento missionario francescano – la scoviamo alla fine della prima metà del XIII sec., quando i mongoli, padroni di tutta l’Asia entrarono in Europa riempiendo di sconforto la cristianità.


Raimondo Lullo, terziario francescano

Questo terziario francescano, riscoperta la fede, raimondo lullosi dedica totalmente a Dio nella missione. Per lui la conversione degli infedeli era soprattutto opera di amore: il suo metodo missionario si fonda nella conoscenza delle religioni, così che per convertire gli uomini bisogna conoscere in profondità le loro credenze, i loro costumi, la loro filosofia e il loro modo di ragionare.